Davide Guarneri, vicepresidente della Fondazione Comunità e Scuola e responsabile diocesano per la Scuola, sul settimanale “La Voce del Popolo” propone questa interessante riflessione.

Si parla ancora di scuola: da tenere aperta ad ogni costo in quanto luogo sicuro, protetto da procedure e regole certe, anzi no, da chiudere perché ingestibile e luogo di contagi, scordando che la circolazione dell’ultima variante ha accelerato proprio durante le feste, anche corroborata dalla convivialità domestica.

Sono legittimi, da accogliere e accompagnare gli allarmi di dirigenti scolastici e operatori della scuola, a fronte di docenti contagiati, classi ridotte di presenze, lezioni a distanza da assicurare, normative che si modificano rapidamente nell’inseguimento delle varianti del virus. Però è chiaro che il ricorso esclusivo alla didattica a distanza, necessario nella situazione di lockdown generalizzato, non sia una diretta sostituzione della vita nell’aula: per crescere ed apprendere i bambini e i ragazzi hanno bisogno dell’incontro con i coetanei, della relazione con gli insegnanti, hanno necessità di tempi fuori da casa, di sperimentazione, di laboratorio.

I dati evidenziano i rischi e i limiti di una didattica di tipo solo trasmissivo: se nel lockdown 2020 sarebbero stati circa 600.000 i ragazzi che non hanno partecipato alle video lezioni, soprattutto nella primaria (più di 1 su 10), la dispersione scolastica si attesta al 13% e Invalsi 2021 registra l’aumento di studenti che alla fine del percorso di istruzione non raggiungono il livello minimo di competenze in italiano e in matematica, passato dal 7 al 9,5% sul totale.

La chiusura delle scuole, con il resto del Paese aperto e funzionante, i genitori al lavoro, i figli a casa, si evita migliorando la didattica integrata aula/online, utilizzando bene le ingenti risorse – oltre un miliardo complessivo – stanziate nel periodo 2020-2021 volte all’innovazione digitale, alla creazione di piattaforme, al potenziamento del digitale, alla formazione del personale.

Superando logiche centralistiche ed autoreferenziali (perché ancora non si fa scuola negli oratori, nei musei, nei cinema? Perché non si valorizzano le scuole paritarie e ci si lamenta delle classi pollaio delle statali?), i cittadini e le istituzioni rilancino uno sforzo corale di incoraggiamento, sostegno, protezione delle scuole.

Germania, Francia, Olanda, Belgio, Lussemburgo hanno scelto di tenere sempre aperte le scuole. Ed anche la nostra scuola, pur nelle difficoltà e vivendo l’affaticamento e qualche delusione, potrà mantenere aperte le sue porte agli studenti, corrispondendo a quanto bene espresso dal presidente Draghi: “Il governo ha la priorità che la scuola stia aperta in presenza, in quanto fondamentale per la democrazia: non ha senso chiudere la scuola prima di aver chiuso tutto il resto – ma oggi non c’è motivo per farlo – e bisogna respingere un ricorso generalizzato alla didattica a distanza”.

È proprio il momento di rilanciare la scuola come realtà decisiva per il diritto all’educazione: mentre qualcuno pensa a chiudere, apriamo a comunità e territori motivanti all’apprendimento, al sapere, alla cultura.

Da “La Voce del Popolo” 02/2022
www.lavocedelpopolo.it